San Piero Patti, sorge ai piedi dei Nebrodi, di fronte alle Isole Eolie e al mar Tirreno, su due piccoli colli. Su uno di questi un tempo si ergeva il castello degli Aragonesi (oggi è rimasta soltanto la torre). Ricco di storia, di tradizioni e di bellezze naturali, San Piero Patti è circondato da verdi macchie di noccioleti e vigneti che sfiorano il centro abitato. Nella vallata sottostante scorre il fiume Timeto, fin dai tempi degli antichi Greci e Latini, da sempre fonte preziosa di irrigazione per l’attività agricola; circostante che conclude il suo corso tortuoso nel golfo di Patti.
Prima dell’attuale denominazione i Greci diedero a San Piero il nome “Petra” che significa roccia grandiosa, i Romani “Petrus”, poi con l affermarsi della cultura cristiana, venne aggiunto “Sanctus Petrus”. La grandiosa roccia di granito rosso costituiva un forte richiamo per molti abitanti dell’antica Tindari, città fondata nel IV secolo a.c., che si recavano a San Piero Patti per ricavarne marmi, legna e carbone. Nell’827 sbarcarono gli Arabi e giunsero nella valle Timeto. Si stabilirono nella periferia del paese in una località che ancora oggi porta il nome di Arabite. Qui vissero facendo gli agricoltori e integrandosi nella popolazione. La loro presenza fu molto importante per gli abitanti del posto ai quali insegnarono, alcune innovative tecniche. Fu il conte Ruggero nell’ XI secolo a liberare la Sicilia e San Piero Patti dai Saraceni. Il conte subito dopo ampliò l’ abitato di San Piero e fondò tra l’altro la vicina Raccuja. Così San Piero Patti divenne di dominio regio passando dopo qualche tempo al dominio feudale.  Si susseguirono ventuno  baronie: dagli eredi del giudice  De Manna, fino ai baroni Orioles,  Caccamo-Orioles e in fine Corvino-Orioles(1812).  L‘ epopea garibaldina vide coinvolti a San Piero Patti numerosi volontari tra cui anche lo scienziato Giovanni Gorgone, fondatore della clinica chirurgica e del gabinetto-patologico dell’Università di Palermo. Dopo la cacciata dei Borboni e l’annessione all’Italia acuì la crisi nel  Sud e San Piero Patti come altri paesi meridionali si spopolò perché molti emigrarono nelle Americhe. Le condizioni di arretratezza non furono certo alleviate dal periodo della dittatura fascista; anzi, all’ indigenza si aggiunsero morte e dolori a causa della guerra. Quando l’Italia riconquistò libertà e democrazia, anche per San Piero Patti iniziò la rinascita.
 
Del patrimonio storico-artistico odierno di San Piero Patti fanno parte:

la Chiesa Madre, le cui origini pare debbano ricercarsi nella seconda metà del Treccento. La struttura nei primi anni del ‘700 presentava molte lesioni e minacciava addirittura di crollare cosicchè nel 1721 venne completamente demolita e ricostruita, molto più grande e più bella di prima. Danneggiata dal terremoto di Messina del 1783, fu riparata e riaperta. Alla fine del secolo scorso una lenta e invisibile frana minacciava di farla crollare per sempre. Ma il canonico Giovanni Paleologo, con l’ aiuto della cittadinanza riuscì a ricostruirla e a rimetterla in funzione. Fra le opere più belle contenute nella chiesa c’è un artistico sarcofago in marmo, sostenuto da due leoni e sormontato da una statua di Gesù redentore in mezzo a due angeli. Il sarcofago costruito in parte in marmo di Carrara è una scultura di incomparabile bellezza: contiene le spoglie di Caterina Scaglione, che fece costruire l’opera. Nella chiesa si trova pure una statua in marmo di Maria Santissima dell’Idria, opera della Scuola del Gagini. Ma anche una splendida statua in marmo di Santa Caterina da Siena.  La chiesa ospita pure una statua in marmo della Santissima Annunziata, anch’essa opera di gran pregio  sia per l’ espressione umile della Madonna e sia per bellezza dell’ angelo. Tre celebri portali si impongono alla vista del visitatore. Quasi identici costruiti in pietra da taglio si trovano uno dinnanzi alla Cappella di Maria Santissima della Catena, l’altro dinnanzi alla Cappella della Santissima Annunziata, e l’altro ancora dinnanzi alla Cappella si San Francesco d’Assisi. Da ammirare l’altare della Madonna del Rosario e l’altare di San Pancrazio costruito in marmo locale intarsiato da marmi policromi. Di ragguardevole pregio anche l’ antico organo.


la Chiesa di S. Maria, la cui data di costruzione risale al 1580. La Chiesa , un autentico tempio è caratterizzata da uno splendido soffitto in legno formato a cassettoni ottagonali e finemente scolpito in stile barocco; i cassettoni a sfondo piramidale presentano all’interno un fiore stilizzato e al centro si può notare la figura della Madonna circondata da angeli. Belle le colonne monolitiche sulle quali si poggiano dei capitelli corinzi stupendamente scolpiti, le arcate e le finestre in pietra. L’interno della cupola è ricco di meravigliosi lavori in stucco e al centro di essa vi è una bella immagine dello Spirito Santo. L’altare del Crocifisso è in marmo locale, fuori accanto alla bellissima Chiesa si nota il  campanile che supera i 30 metri, le cui finestre sono in stile barocco. Nel tempio si trova anche un maestoso e pregevolissimo organo costruito da un famoso artigiano di Palermo di eguale struttura e perfezione tecnica pare che ve ne sia solo un’ altro nel mondo.



la Chiesa del Carmine con annesso Convento dei Carmelitani Calzati che, secondo alcuni storici, fu fondato nel 1566. Famosa era la biblioteca del Monastero, la quale conteneva numerosi volumi e manoscritti di pregio che, quando i monaci furono costretti ad abbandonare il Convento, alcuni furono portati via da alcuni artisti dell’epoca ed altri andarono a finire nelle biblioteche di Messina, Catania e Palermo. Ancora oggi nel monastero, in gran parte restaurato, si possono ammirare le elegantissime colonne monolitiche in pietra da taglio, finemente levigate e lavorate, e le arcate in stile romanico, costruite in coni di pietra, che danno un senso del grandioso e dell’ arcano. Nella chiesa attigua al convento edificata nello stesso periodo, si possono ammirare diversi affreschi, fra cui, al centro dell’ unica navata, un grandioso dipinto in stile barocco, lavoro di Antonino Spanò da San Piero Patti, allievo della scuola del convento. L’ affresco, racchiuso da una ricchissima ed artistica cornice in stucco, reca la data del 1722. Eccelsa la costruzione in legno in stile barocco del grandioso altare della Madonna, finemente costruito e ricco di elementi dorati e di molteplici sculture, che raffigurano, fra l’altro l’ Eterno Padre nell’ atto della creazione del mondo.


la Chiesa della Madonna delle Grazie, costruita in mezzo ad una roccia calcarea nel 1611. E’ una struttura semplice, ad eccezione di due lesene sormontate da capitelli corinzi che ornano l’unico Altare della Chiesa. Originale e molto graziosa è la cupola del Campanile, la quale ha una forma di piramide costruita con numerosi semidischi di ceramica verniciata a fuoco in due colori. Al vertice si eleva una Croce in metallo dall’altezza di una quarantina di centimetri.


la Chiesa della Santissima Annunziata, costruita nel 1611 e ristrutturata pochi anni fa. Come quella del Carmine è ad una sola navata. Presenta un prezioso soffitto ligneo, mentre sull’Altare vi è un bellissimo dittico raffigurante l’Angelo e la Madonna (manierismo gaginesco). Il dittico è di grande effetto, sia per l’atteggiamento dell’Angelo, sia per l’umile espressione del viso e la bellezza del drappeggio delle vesti della Madonna.


 
 
La fontana di San Vito, si trova in pieno centro ed è un autentico capolavoro dell’arte barocca. Venne costruita nel 1686 in marmo locale, è ha forma piramidale. E’ costituita da tre vasche sovrapposte, di forma semicircolare, alimentata da sette fontanelle. In alto si vedono due chimere e lo stemma della famiglia Caccamo Orioles, rappresentato da due leoni uno di fronte all’altro. Venne costruita per benevolenza del barone Giuseppe Caccamo Orioles. Una visita alla fontana di san vito significa davvero poter ammirare un’ opera che solo nelle grandi città d’ arte è possibile vedere la fontana è un’ autentico gioiello scultoreo nel cuore del paese una di quelle opere che magari sfuggono alle catalogazioni nazionali e che invece andrebbe inserita a pieno merito nei grandi libri d’ arte.


La fontana del Tocco; risale al 1875, è in marmo bianco di Carrara e si trova ai piedi della chiesa di Santa Maria. Nella parte centrale c’ è un bassorilievo raffigurante la testa di un fanciullo. L’ acqua viene raccolta in una vaschetta con piedistallo a forma di calice. Sul lato destro della parte superiore si nota un arabesco. Circa la sua denominazione si può ipotizzare che derivi dai rintocchi dell’ orologio del campanile accanto, oppure dal gioco del “tocco”, che si svolgeva anticamente nella piazza vicina. Il divertimento consisteva nel fatto che i due, concordata la scelta del giocatore al quale andava offerto il vino, designassero all’ ultimo istante un’ altra persona, lasciando a bocca asciutta quella precedentemente proposta.



Il monumento a Giovanni Gorgone, sito nella piazza omonima, è in marmo bianco di Carrara, consistente in mezzo busto, ed è posto su di un prisma quadrangolare, il quale, a sua volta, poggia su di un basamento costruito di scalini di granito rosso locale; circondato da fiori e da erbe ornamentali. Quest’opera fu inaugurata nel 1871, tre anni dopo la morte del grande patriota anatomo-patologo.


Il monumento a Giuseppe Garibaldi, per iniziativa di numerosi sampietrini e del Comune, alcuni mesi dopo la morte dell’ Eroe Dei Due Mondi Garibaldi, si pensò di erigergli un monumento nella piazza più grande del paese, ossia Piazza Matrice. Il Comune fece eseguire il progetto da un valente architetto e il Comune, in base a quel progetto fece pervenire da Carrara un magnifico mezzo busto in marmo bianco. In un angolo della piazza giacevano a terra diverse colonne di granito, le quali erano state il sostegno della cella campanaria del campanile della Chiesa Madre, il quale era stato fatto demolire dagli Orioles, per paura che da un giorno all’ altro cadesse sul loro palazzo. Chiamati, quindi, alcuni scalpellini, in poco tempo, smussarono da un lato tre di quelle colonne e le piantarono dentro un incavo,  ponendovi sopra il mezzo busto. Dopo qualche settimana, in un giorno di domenica, ebbe luogo l’ inaugurazione. Alla quale  parteciparono tutti i membri dell’ Amministrazione comunale, gli alunni delle scuole accompagnati dai loro insegnanti e una grande folla che applaudiva la banda musicale La cerimonia si concluse con un discorso pronunciato dal dott.Giuseppe Paleologo, che nel 1860, combattendo valorosamente, era stato insignito con due medaglie di argento ed una di bronzo ed era stato ferito sul Volturno.


Il monumento dei Caduti o anche “parco della rimembranza” prese questo nome perché si pensò bene di piantare degli alberi in ricordo dei nostri Caduti, e in mezzo a tali piante far sorgere un Monumento. La struttura  presenta una base con diversi scalini, sui quali si vede un parallelepipedo di marmo, sormontato da un macigno di granito grigio, tratto dalle cave sampietrine. Il masso, a sua volta, è sormontato da un tronco di una piramide di marmo quadrangolare, su cui si leggono i nomi di tutti i soldati della nostra cittadina eroicamente caduti nelle due Guerre Mondiali. La piramide termina con un’ altra più piccola, sul vertice della quale si nota una stella di bronzo che vuole significare il simbolo della grandezza e dell’ immortalità d’ Italia. Accanto ai nomi dei Caduti si trova un’ Aquila di bronzo, che, come si sa, fu l’ insegna principale della Legione Romana, e poi, il simbolo dell’ Impero Romano. Dinnanzi al monumento si vede a terra una vecchia “Bombarda” della prima Guerra Mondiale.
· I resti dell’antica Torre  è ciò che rimane del maestoso castello medievale. Questa, serviva a collegare il ponte levatoio al resto del paese, ed era dunque l’ unica via di uscita e di entrata al castello. In quella Torre aveva sede un corpo di guardie, i cui componenti, nei periodi di guerra o di sospettato pericolo, si alternavano giorno e notte, al fine di dare il relativo allarme a coloro che erano addetti alla difesa, in caso che avessero avvistato truppe nemiche, o si fossero accorti di gruppi di ladroni o masnadieri.


Arabite un discorso a  parte merita il quartiere Arabite che prende appunto il nome dagli Arabi che lo costruirono e che in quel luogo abitarono dal loro arrivo a San Piero nell’ 827 fino XI secolo, quando furono cacciati dal conte Ruggero il Normanno. Il quartiere è uno dei siti arabi più importanti e meglio conservati della Sicilia. Una vera e propria kasba costituita da viuzze, scalini in pietra e case addossate una sull’ altra, secondo la suggestiva e originale urbanistica propria degli architetti arabi. Visitando questo quartiere, ci si trova immersi in un contesto di straordinaria suggestione. Come se il tempo ci portasse indietro di secoli come se all’ improvviso da uno di quei vicoletti, si vedesse spuntare un fiero cavaliere tuareg. La visita al quartiere Arabite vale da sola un viaggio turistico a San Piero Patti.
 
ATTIVITA’ PRODUTTIVE  E  PRODOTTI TIPICI
 
L’economia prevalente è quella agricola, legata alla coltivazione del noccioleto, dell’uliveto e del vigneto. La raccolta delle nocciole avviene nei mesi di agosto e settembre ed è una pratica molto antica. Nei tempi passati infatti, molti emigranti si recavano all’estero per fare fortuna, per trovare un lavoro che gli permettesse, al loro ritorno, di acquistare un pezzo di terra da adibire alla coltivazione del noccioleto. Il ricavato della vendita delle nocciole rappresentava una vera e propria fonte di guadagno e permetteva loro di migliorare le condizioni di vita.
L’olio, ricco di sostanze benefiche per il fegato, il colesterolo e la digestione, segue un processo che và dalla raccolta delle olive, nel mese di novembre, eseguita per mezzo del “ramazzu”, un lungo e grosso bastone di nocciolo che permette di scuotere i rami dell’ulivo e delle reti, che vengono poste sotto la pianta per cogliere le olive già mature che cadono in terra. Le olive vengono poi portate “o trappitu”, al frantoio, per essere pressate e trasformate in olio.
La viticoltura è molto praticata, anche se prevede nemerose cure ed attenzioni. Il vino prodotto è profumato e genuino, perfetto sulle carni, sia rosse che bianche e sul pesce. Nei mesi di settembre-ottobre viene fatta a “vinnigna”: i grappoli d’uva vengono portati o “parmentu”, pestati e trasformati in mosto. Questo viene successivamente travasato nelle botti e lasciato fermentare fino a S. Martino.
Molteplici sono i prodotti dell’orto che si possono ammirare sulle tavole sampietrine: melanzane e peperoni, ingredienti essenziali per preparare le meravigliose “caponatine”; i pomodori, che maturati al sole d’agosto, vengono poi utilizzati come vuole la tradizione, per preparare la famosa salsa fatta in casa oppure vengono essiccati al sole e conservati sott’olio in barattoli di vetro; i legumi, sbucciati e congelati, sono ottimi per preparare gustose zuppe nella stagione invernale; la famosa “cuguzza longa”, una zucca allungata che può raggiungere dimensioni anche di un metro, da cucinare fritta o bollita ; i “cavuricelli”, gustose verdure dalle alte proprietà anti-cancerogene che crescono spontaneamente nel territorio sampietrino e il cavolo bianco che meriterebbe la denominazione di origine protetta. Tra i frutti che la nostra terra ci propone ci sono anche gli agrumi, arance, mandarini e limoni, ricchi di vitamina C; il fico d’india, energetico, ricco di sali minerali e vitamine, con proprietà diuretiche e depurative. Di questa pianta, oltre al frutto, vengono consumati anche i fiori, in decotto per depurare i reni e le “toppe”, tagliate, passate nel pangrattato e fritte nell’olio bollente.
Di notevole importanza sono anche i prodotti gastronomici tipici sampietrini, come i dolci preparati a base di mandorle e nocciole, tra cui il torrone, i “piparelli” e “i ‘nzulli” (le zolle), biscotti chiamati così perché assomigliano nella forma e nel colore alla terra smossa dalla zappa prima della semina; i “sfingi”, dolci della tradizione natalizia (specie di bignè di farina lievitata e aromatizzata con cannella o con acciughe sott’olio); “u panuzzu chi nucilli” e le “nuvolette”, biscotti chiamati così per la leggerezza rispetto alla forma, che accompagnano le festività pasquali assieme alle “cullure”, ciambelle di pasta di pane con all’interno uova colorate, simboleggianti la resurrezione di Cristo; le “ossa i mortu”, dolce tipico preparato in occasione della Commemorazione dei defunti. Questi biscotti vengono così chiamati perché ricordano, nella forma, nel colore biancastro e nella consistenza dura, le ossa dei defunti. Per quanto riguarda i primi piatti occupano il posto d’onore i “maccarruna” col sugo di maiale; tra i secondi piatti, invece primeggiano il castrato a forno e “i fritturi”, carne di maiale bollita a lungo e condita con  pepe nero macinato ed in particolare “a scurcilla”, cioè la cotenna del maiale; la salsiccia secca, semplice o condita con le spezie. La lavorazione del pane di casa è una pratica molto antica e tutt’ora diffusa nelle famiglie sampietrine. Un tempo, una volta la settimana, ogni famiglia preparava il pane in quantità sufficiente da durare tutta la settimana. Impastato nella “mailla” di legno e cotto nel forno a legna, una parte di esso veniva consumato caldo, appena tolto dal forno, condito con olio, sale, pepe ed origano, il cosiddetto “pani cunzaru”.
L’allevamento viene ancora oggi praticato dal “Curàtero”, cioè colui che alleva il bestiame e attraverso la mungitura e la successiva caseificazione, produce il formaggio, la ricotta e le provole. Il procedimento di caseificazione prevede che il latte appena munto venga riscaldato per farlo “quagghiari”, cioè coagulare, nelle “vintruzze” estratte dai capretti da latte macellati. Avvenuta la “quagghiata” viene estratto con il “buzunetto” a “lacciata” che, posta nella “quadara” di rame, serve a produrre la ricotta, mentre la “tuma”, posta nelle “fascedde” di giunco, diventerà poi il “tumazzo”, da mangiare fresco oppure da grattugiare. La “tuma” inoltre può essere cotta e filata per la produzione delle caratteristiche provole.
Importante è anche l’artigianato del legno, del ferro, della pietra, dell’alluminio, dei manufatti in vimini, i lavori all’uncinetto, al chiacchierino, i ricami a mano, la produzione di bambole in stoffa, la pittura su stoffa e coccio, tutti prodotti acquistabili dietro ordinazione. Nei tempi passati si usava andare “o mastru”, cioè presso bravi artigiani per imparare l’arte del mestiere, per trasformare, con un pizzico di creatività, le materie prime in prodotti utili per la quotidianità. Un’attività anticamente praticata, oggi purtroppo in via d’estinzione, è la costruzione dei “furrizzi”, comodi sgabelli di ferla che, raccolta nel mese di giugno, lasciata asciugare per due - tre mesi, viene successivamente forata con un trapano e cucita a “scaletta” con la verga di umbro, olivo o castagno.
 
 
 
MANIFESTAZIONI
 
Di particolare rilevanza sono le manifestazioni religiose tra cui il Natale, una ricorrenza molto sentita, alla quale ci si prepara spiritualmente partecipando alla “Novena”. Durante questo periodo i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di San Piero Patti preparano canti e recite per realizzare, qualche giorno prima della vigilia, il “Presepe Vivente”. Camminando per le vie del paese si sentono i canti natalizi che provengono dalla Chiesa e ci si perde ad ammirare le vetrine dei negozi, adornate di luci e decorazioni che regalano un’atmosfera di allegria e serenità. La vigilia di Natale, arriva a San Piero Patti la “Renna di Babbo Natale” che percorre le vie principali del paese e si ferma in Piazza Duomo per distribuire a tutti i bambini dolci e caramelle.
Nel periodo della Pasqua, la sera del Venerdì Santo, si snoda per il paese una suggestiva processione delle Varette, con le donne vestite di nero che portano l’Addolorata. Ai fabbri ferrai è invece affidata la Varetta del Crocefisso in segno di pentimento per aver costruito i chiodi della crocifissione; agli studenti, Gusù morto; ai contadini il Cristo penitente nell’orto. La congregazione degli incappucciati accompagna l’intera processione. Un’altra rappresentazione molto suggestiva è la “Via Crucis vivente” che si svolge per le vie antiche del paese.
La prima domenica dopo Pasqua si festeggia invece la Madonna della Catena, patrona di San Piero Patti, così chiamata perché secondo il racconto che si tramanda da tempo, avrebbe spezzato misteriosamente delle pesanti catene a quattro individui condannati a morte.
La festa del Compatrono di San Piero Patti, San Biagio, protettore della gola per aver miracolosamente guarito un bambino che stava morendo soffocato da una lisca di pesce, si tiene la prima domenica di ottobre. Per questa occasione la tradizione prevede la Messa in onore del Santo, la processione per le vie del paese, spettacoli, fieranti e giochi pirotecnici che animano la festa.
La prima domenica di agosto a Sambuco, una contrada di San Piero Patti, si festeggia la Madonna del Carmelo. Per questa ricorrenza, oltre alla Santa Messa celebrata nella chiesetta del luogo, vengono organizzate: la “Sagra del pane caldo”, accompagnata dalla degustazione di dolci tipici locali, la mostra di oggetti artigianali antichi, propri della tradizione contadina sampietrina ed il gioco della “Pentolaccia”. A tutto ciò si aggiungono serate di ballo in piazza e spettacoli musicali.  
L’ultima domenica di settembre, ad Urgeri, un’altra contrada di San Piero Patti, si festeggia Maria Santissima Addolorata. I festeggiamenti prevedono, oltre alla celebrazione della Santa Messa nella chiesetta del luogo e l’esibizione della banda musicale, il gioco della “Pentolaccia” e la degustazione del tipico “panino con la salsiccia.
 
Tra le manifestazioni estive vi sono:

 

- Festa dell'emigrante, si svolge nella seconda settimana d'agosto presso il Convento dei Carmelitani Calzati.

- Carnevale d'Agosto, si svolge il 14 agosto per le vie del paese.
- il Corteo Storico  si svolge solitamente in agosto, partendo dai resti del Castello e continuando per le vie principali del paese. Il corteo vuole ricordare la venuta del re Federico III d’Aragona a San Piero Patti. La visita del monarca si svolse dal 3 al 9 dicembre del 1356 e si colloca in un contesto storico importante; nel paese infatti vi era stata una sommossa popolare contro il barone Orioles che si comportava in maniera ingiusta e crudele nei confronti dei suoi sudditi. Il Re Federico venne con l’ intenzione di domare la rivolta ma, sentite le giustificazioni dei sampietrini, rese loro giustizia e fu per sei giorni onorato e festeggiato.
- la tradizionale Infiorata di primavera proposta per l’ultima domenica di Maggio;
- l’Autoslalom che si svolge nei primi di agosto;
- il Saggio di danza classica e moderna.
Inoltre, per animare la stagione estiva, vengono organizzate altre manifestazioni quali ad esempio tornei sportivi di calcetto e pallavolo, caccia al tesoro, sfilate di moda, cinema sotto le stelle, serate di cabaret e pianobar, serate danzanti di liscio, balli latino-americani e discoteca sotto le stelle.
 
Tra le manifestazioni invernali vi sono:
- il Carnevale sampietrino con la sfilata di carri allegorici che si tiene la domenica di Carnevale per le vie principali del paese, con le allegre serate danzanti in maschera che hanno inizio il giovedì grasso, proseguono fino al martedì e si concludono poi con il “Carnevalone” del sabato sera. Il Carnevale di San Piero Patti ha una grande tradizione e costituisce motivo di richiamo anche per gli abitanti dei paesi vicini. E’ una festa talmente sentita che addirittura molti emigranti  anche di paesi lontani, rientrano in paese per partecipare alle manifestazioni carnascialesche.  L’atmosfera  che si respira per le strade, colme di festoni e coriandoli, è unica ed invoglia la gente a lasciarsi alle spalle lo stress del lavoro e della vita quotidiana per divertirsi, ballare e scherzare. Ai bambini è riservato il “Carnevalino in piazza” con musica, giochi e danze di ogni tipo.
 
 
 
COME SI ARRIVA:
ü IN AUTO
Da Palermo o da Messina autostrada A-20, uscita allo svincolo di Patti e proseguire per la strada provinciale 166 per circa 18 Km. Da Catania S.P. (Randazzo)
ü IN TRENO
Scendere alla stazione di Patti –San Piero Patti e proseguire in pullman con le linee locali.
ü IN PULLMAN
Si possono utilizzare le autolinee della compagnia di trasporto Ast o Etna.